Pensatoio

(ask.fm/PensatriceAnonima)
Pensieri che si rincorrono e cercano rifugio su un foglio bianco..
("Tracce del vostro passaggio" è il vostro spazio libero. Lasciatemi un messaggio, un'idea, un testo, un contributo, un parere. Un segno).

N.199. Niente da perdere.

Chiusa una porta, si apre un portone. 

Nessuno ti dice, però, che oltre a quel portone verranno con te anche le tue paure, le esperienze accumulate negli anni precedenti, i respiri mancati per un’emozione o per una perdita importante. 

E così, varcata la soglia, ti senti finalmente arrivata.
La speranza che muove le tue gambe e i tuoi sogni pare più forte dell’imbarazzo iniziale, quello che ti porta a chiederti se sia veramente il caso di iniziare qualcosa di così nuovo da sembrare irraggiungibile, intoccabile dalle tua mani e dai tuoi occhi disillusi. 

Ma quella speranza c’è, latita dentro di te per istinto di sopravvivenza. E si fa sentire così forte da spingerti oltre. 

Vai, varca il portone, respira a pieni polmoni avvertendo la differenza tra l’aria pura della nuova vita e l’odore stantio delle vecchie abitudini.

Fatto? Ora fermati. 

Fermati ed attendi. Attendi che le tue paure vengano nuovamente a galla e renditi conto che niente è cambiato rispetto a prima.

Sei di nuovo con le spalle al muro, impaurita dalla tua stessa ombra, in una spasmodica ricerca di un appiglio, di due braccia che ti sollevino e ti portino via da lì, sussurrandoti che andrà tutto bene.
Sono le vecchie paure a parlare, in realtà. E la vecchia esperienza suggerisce quel che verrà non sarà nulla di buono, che quelle braccia salvifiche non verranno in tuo soccorso, che quel buio non si diraderà mai, fino a quando non sarai tu ad alzarti da lì per aiutarti da sola.

La mano che cerchi per uscire da un problema, diceva qualcuno, la trovi esattamente alla fine del tuo braccio. Ed è in effetti solo lì che la si può trovare.

Puoi provare ad aggrapparti a chi ti sembra un volto amico in mezzo alla guerra, ma senza dimenticare di trovarti comunque nel bel mezzo di una trincea, cosparsa dei cadaveri dei sogni che hai lasciato morire con il passare del tempo, togliendo loro l’ossigeno di cui si nutrivano, ossia la tua speranza e la tua voglia di andare avanti.

E sei di nuovo lì, con le spalle al muro. Ti vedi? 

Stai aspettando che qualcuno sferri il colpo, senti che prima o poi arriverà e questa volta sarà così doloroso da renderti difficile qualsiasi rinascita. Ne sei consapevole.

Come sai che arriverà? Questione di esperienza. Sei piuttosto ferrata in questo campo. Hai poca concorrenza e lo sai bene. 

Come sai che farà male? Perché stavolta ci hai creduto con tutta te stessa e sai che se la tua previsione dovesse rivelarsi esatta, lo strappo al cuore sarebbe così forte da toglierti il respiro, costringendoti a piegarti sulle ginocchia implorando pietà, quella pietà che non chiedi mai perché hai deciso da tempo di non concedere a nessuno, talvolta neanche a te stessa.

Sono con le spalle al muro. Proprio ora. 

Qualcuno ha compreso la mia natura da rifugiata, la mia voglia di nascondermi agli occhi del mondo concedendo a pochi di scoprirmi, ha capito che sotto i tatuaggi da dura si celano centinaia di cicatrici che non ho ancora voluto mostrare. Perché? Perché non ne ho voglia, perchè chi me lo chiede è identico a chi me le ha procurate. Perché non mi si conosce mai davvero ed odio sentirmi dire: “Ah ma io ti ho già inquadrata!”.

Se credi di averlo fatto, sbagli. Se pensi di poterlo fare, sbagli di nuovo. E se si continua a premere così su quei tagli, sperando che il dolore mi spinga a confessare tutto, che la voglia di parlare mi spinga tra le grinfie di chi vuole inquadrarmi solo per potermi manipolare, finirò per chiudermi.

Chiudermi così ermeticamente da far chiedere anche a chi mi conosce se io mi sia mai aperta veramente. 
Chiudermi nel mio vaso di Pandora, senza scoperchiarlo mai, celando agli occhi del mondo quel che in realtà mi ha portato ad essere quella che sono.

Ed in conclusione una piccola preghiera.
Tu, non leggerai tutto questo. La tua fantasia più sfrenata non potrà mai portarti a comprendere chi si cela dietro queste parole e sono sicura che non saprai mai comprendere né me né loro. 
Ma se per qualche fortunato motivo dovessi decidere di accendere il cervello, ti prego, rifletti. 
Se in una vita non troppo lontana qualcuno mi ha trascinato in un vortice di male e di dolore, di ferite mai curate realmente e di voglia di scappare, non sarebbe il caso di andarci con i piedi di piombo?
Se ti guardi intorno, c’è chi lo sta già facendo. Chi lo ha già compreso. Chi sa che deve andare ben con calma per arrivare almeno appena appena appena sotto la superficie, in un precario equilibrio d’umore e malinconia. 

Non forzare la mano, non cercare di forzare la serratura di un’anima che non si aprirà a meno che non sia lei a volerlo. Non portarmi di nuovo sull’orlo della fuga: oramai so che dietro la porta chiusa, c’è un portone che si apre. Ma so anche che non ho voglia di un altro portone: so che questo è lo spazio che mi sono creata e questa volta, con le spalle al muro, non potrò indietreggiare. Solo attaccare.

Hai idea di come attacca chi non ha niente da perdere?  

Liberati dai propri limiti, ci troviamo a sbattere contro muri posti da altri. Cemento sulle ali di chi potrebbe volare più in alto di chiunque altro che costringe ad una scelta: sopravvivere qui o lasciare tutto il mondo conosciuto per vivere appieno altrove.

— Pensatrice Anonima

I duri hanno due cuori.

— L.Ligabue

N.198. Nuovo libro.

Un libro particolarmente avvincente può spingerti ad arrivare alla sua fine senza quasi rendertene conto. Voltata l’ultima pagina, vien voglia di tornare indietro, rileggere un capitolo particolarmente bello o ritrovarne un passaggio che ti ha colpito per la sua intensità. Persino quando si aprirà il libro successivo, si avrà qualche scrupolo: sarà bello come quello precedente? I personaggi mi appassioneranno allo stesso modo?
Mi rendo conto sempre più spesso di come questo possa capitare anche nella vita di tutti i giorni: si vive tutto d’un fiato un’esperienza che sembra unica ed irripetibile, senza la quale a volte si crede addirittura di non poter essere davvero sereni e si arriva alla sua conclusione in un battito di ciglia. E l’esperienza successiva fa paura. Sarà ugualmente intensa? Mi piacerà? Mi mancherà sempre quel che ho perso? 
Ho chiuso un capitolo tempo fa, credendo che non ci sarebbero state altre pagine da scrivere. Ho invece trovato non uno ma due libri, di generi che non credevo neanche mi potessero realmente piacere e che invece mi stanno rendendo una persona di giorni in giorno diversa, più simile a quella che mi piacerebbe diventare un giorno, finalmente lontana dal fantasma che per tanto tempo mi è pesato sulle spalle. 
Niente capitoli da rileggere, niente passaggi da riscoprire: quel che è stato letto e scritto, rimanga lì dov’è. Ora, spazio a nuove letture, meno apatiche.

Ci sono segni che si vedono ed altri che si sentono.

— Neffa

N.197. Giochiamo?

Voglio fare un gioco con voi. 

No, non sono diventata di colpo Saw l’Enigmista! 
Semplicemente gli eventi più recenti mi hanno spinto a considerare in modo decisamente diverso il significato del silenzio. 

Il silenzio ha tante occasioni per nascere: il non rispondere ad una provocazione, il tacere per il gusto di farlo, la voglia di ascoltare, la non voglia di parlare, un momento di quiete e simili.

Ebbene, mi sono resa conto che di norma si tende a pensare che non necessariamente il silenzio debba avere occasioni di morire. 

MI spiego. 
Durante una discussione, è quasi certo che qualcuno vi suggerisca di tacere e di non rispondere a determinati attacchi. 

“Se rispondi scendi al suo livello”. Frase sentita, eh!? 

Si preferisce, sovente, il silenzio ad ogni forma di ribellione e/o di contraddittorio. Quasi tacere fosse universalmente simbolo di un’intelligenza superiore e di una migliore tecnica di risoluzione dei problemi. 
Quasi realmente tacere fosse sempre la soluzione.

Di tanto in tanto lo è, sia chiaro. 
In tantissime occasioni mi sono trovata bene nel rispettare interi minuti di silenzio, di silente osservazione del mondo che mi circondava con conseguente elaborazione di pensieri che, in effetti, era meglio non vedessero la luce del sole e del suono. 

Ma non sempre. Anzi. 

Sono quasi 10 i giorni di silenzio forzato che mi sono imposta, nell’attesa che arrivi la giornata di domani, quando potrò finalmente dare voce ai miei pensieri nel modo che più preferisco: con un sorriso in un mano e le prove della mia inconfutabile ragione dall’altra. La soddisfazione di chiudere una discussione che prosegue da quasi un mese ripagherà questi giorni di silenzio forzato.

Intanto però, come vi dicevo all’inizio di questa digressione (.. senza capo né coda, come direbbero alcuni dei miei amati anonimi), vorrei fare un gioco con voi. 

C’è una qualche situazione, attuale o passata, che vi costringe a mantenere il silenzio?
Una qualche vicenda che vi porta ad imbavagliare i pensieri e a tacere quando in realtà un fiume in piena di parole sarebbe pronto ad esplodere? 

Se sì, raccontatemele!
Sfruttate l’occasione del mio semplice e forse inutile blog e della mia casella di posta, se vi va, per dare voce a quel che nel mondo reale va tenuto sotto silenzio. 

Ne sarei contenta: e mi rincuorerei vedendo che non sono l’unica ad avere un persistente prurito alla lingua.

3..2..1.. VIA!! 

Ps sono a casa colpita dalla bronchite. Non lasciatemi sola ad annoiarmi!! Coraggio!! :)

Oggi niente Einaudi. 

Niente pianoforte. 

Niente note soavi. 

Ci vuole un cambio di direzione. Oggi, Pensatrice Anonima, parte così. 

Che sia l’inaugurazione di un periodo decisamente più cazzuto? E’ giunto il tempo di mettere da parte il silenzio e di tirare fuori le….. cose da dire. 

Buona giornata! E non trattenete niente ;)

(Fonte: Spotify)

Ogni singolo istante trascorso diventa polvere, polvere di un’anima rinchiusa tra le mura di un corpo stanco ed indebolito.
Di minuto in minuto le cellule muoiono, la schiena si inclina impercettibilmente, le gambe risentono una volta di più del peso del tempo.
Ma quel che importa, al cuore umano, sono le emozioni che di secondo in secondo ci rendono vivi. Passerà il tempo e torneremo polvere, polvere di un’anima fragile.

— Pensatrice Anonima

Vivevano d’istanti.
Poi qualcuno rubò loro l’apostrofo.

— Anonimo

Pensiero del giorno.
No.

— PensatriceAnonima

N.196. Amicizia. Poche righe tra i brividi.

Nessun salto nel vuoto, nessun’esperienza pericolosa o trascendentale. Niente di tutto questo.

Una bottiglia di birra, una sigaretta che si spegne nella notte, due chiacchiere con persone che fino a 3 mesi fa erano al mondo ma non nella tua vita e che da qualche settimana riescono a rappresentare parte fondamentale del tuo mondo. 

Un discorso come un altro, una birra tira l’altra, la risata e l’abbraccio, la pacca sulla spalla e lo sguardo tenero, la commozione per uno che se ne va, la gioia di chi ha resistito nonostante tutto.

Quegli sguardi che si capiscono solo quando li senti sulla pelle e riesci a ricambiarli con spontaneità, nelle vene la voglia di un progetto, di un grande obiettivo. Uniti. 

Non c’è esperienza migliore di chi riesce a sentire il contatto umano scoppiare, innescata da un detonatore di passione e sentimento comune, di affetto che lega persone e mondi diversi, che li rende un tutt’uno con la forma migliore e perfetta d’amore: l’amicizia. 

Mi vengono i brividi a pensare alla sensazione di sicurezza e gioia che riesco a sentire quando sono in mezzo a persone più grandi di me, che hanno vite da me lontane anni luce, che riescono a trasmettermi mondi ed esperienze che gli occhi di una ventenne non hanno ancora visto e che la mente di una ragazza può solo lontanamente immaginare.

Io, nel mio mondo di libri, musica e sonno, vengo a galla con storie che non mi appartengono e che invece mi trasportano.
Mi sento protetta da chi con qualche anno in più di me sa preoccuparsi per me senza spaventarmi, senza togliermi niente, senza invadere i miei spazi ma anzi arricchendoli. 

Un mondo nuovo che per tanto, tantissimo tempo ho aspettato e cercato. Ora non lasciarmi. 

Vorrei poterti dedicare più tempo. Molto di più. 

Vorrei poterti dedicare più tempo. Molto di più. 

(Fonte: appuntidivita)

Anonimo asked: a volte ne vale la pena continuare a combattere,lui si mostra felice presente innamorato. altre volte invece mi tratta,anzi no, non mi tratta affatto. come se non esistesse più un noi. mi fa soffrire questa cosa, soprattutto quando apro fb e noi risultiamo "impegnati" agli occhi altrui. ma dentro? dentro di me ci sono solo pezzi sparsi di cuore.

In questo ci sono passata.

Un giorno sembra il paradiso, il giorno dopo sembra l’inferno. Sbalzi d’umore che non solo non sono prevedibili, ma neanche sono affrontabili perché cambiano repentinamente e senza ulteriore preavviso.

Se ne vale la pena combattere e stare così male, forse vale la pena anche parlarne con lui e cercare di capire perché si comporti in questo modo. 

Le cose potrebbero cambiare, come rimanere uguali o peggiorare. Non puoi saperlo, non ora almeno. Devi valutare se valga la pena, dopo il discorso e visto il dolore, essere frantumata da dentro, rotta sin nel profondo dell’animo e con il cuore a pezzi. 

Un combattente deve essere intero per terminare la battaglia in modo almeno dignitoso. Un combattente spezzato non riesce a difendersi.